ORA ET LABORA, è la summa della regola benedettina. Preghiera e lavoro, lodi al Signore e umiltà di cuore nelle opere concrete! Questi sono i punti cardine che, con il trascorrere dei secoli, furono mitigati da una serie di privilegi e agiatezze che snaturavano la regola di San Benedetto, tanto è vero che i monaci non lavoravano quasi più nei campi, ma affidavano il compito ai contadini. E’ appunto in questo tratto della storia, subito dopo l’anno 1000, che inizia la storia dei tre frati ribelli, definiti uomini “pazzi di Dio“!

Essi restituirono vigore alle intenzioni originarie e realizzarono un nuovo ordine chiamato CISTERCENSE e, successivamente, intorno alla seconda metà del 1600, quello dei monaci trappisti (che si richiamavano ai cistercensi della prima ora). Il nome cistercense lo si deve al luogo solitario cistercium scelto per il primo convento.
Il libro narra la storia di questi santi uomini!

Sullo sfondo delle crociate, nella gloria trionfante della cavalleria, si stagliano le figure di tre eroi dello spirito, cavalieri di Dio, che stanchi delle agiatezze e dei privilegi goduti dagli ordini monastici, diedero via a uno dei movimenti più fecondi conosciuti nella storia della Chiesa: il monachesimo cistercense.
Si tratta di San Roberto, fedele e ribelle; sant’Alberico, umile e radicale; santo Stefano Harding, razionalista e inflessibilmente leale. Sono i monaci bianchi, frati trappisti e cistercensi. 
Sono soprattutto dei RIBELLI, nel senso che, nonostante le critiche e le opposizioni dei loro stessi confratelli, riuscirono a far scattare nuovamente la scintilla della fede e del rigore dell’osservanza tra gli umili e i semplici.
La storia prende le mosse dagli anni giovanili di Roberto Champagne, abate di Molesme in Borgogna, figlio dei nobili Teodorico ed Ermengarda. Come tutti i suoi pari grado sembrava destinato alla carriera delle armi e della cavalleria in particolare. Ma una sera decise di rivelare al padre che voleva sì diventare cavaliere, però cavaliere di Cristo. Da quel momento è tutta una escalation di passione e di fede ardente. Entra in un monastero dei benedettini, ma quello che vede non gli piace, o meglio, non gli sembra sufficiente. E’ questo il tarlo che non lo abbandonerà più per il resto dei suoi giorni: infatti chiederà continuamente alla sua fede sempre di più e sempre meglio. Lo scopo della sua vita sarà proprio quello di riformare l’ordine, restituendolo allo splendore cui l’aveva elevato il suo fondatore San Benedetto.
Nel leggere il libro emergono con chiarezza le virtù dei monaci: la SEMPLICITA’, la FEDELTA’ e l’UMILTA’.

San Roberto si affidava completamente alla provvidenza di Dio e sottostava serenamente alle decisioni imposte attendendo che i tempi fossero più propizi. Fu il primo a voler riscoprire 5 secoli dopo la Regola benedettina nei principi, ma anche nella forma, insieme a lui Sant’Alberico e Santo Stefano Harding che poi fondò l’ordine.
Eccovi uno STRALCIO DEL LIBRO che descrive la figura di San Roberto, la cui vita, i cui slanci e il cui ardore per Cristo il nostro musical vorrà umilmente ripercorrere….

«Tra i più anziani della comunità ci fu più di uno che si risentì interiormente per la designazione di questo “ragazzo di ventisette anni” al priorato dell’abazia. Ma non erano ancora trascorsi sei mesi, che anche costoro si congratularono con don Bernardo per la sua scelta davvero indovinata. Un nuovo Roberto si era loro rivelato. Aveva la stessa energia e lo stesso entusiasmo di prima, ma trattandolo da vicino poterono apprezzare qualcosa che non avevano mai osservato: una sincerità e una semplicità trasparenti come il cristallo. Tutti riconobbero la sua bontà; tuttavia i più sagaci ammirarono la sua calma e si meravigliarono del suo autocontrollo. Però neppure Mauro arrivò a conoscere a quale prezzo il giovane Roberto otteneva questo dominio di sé. Allo spuntare d’ogni alba, egli doveva stringere il cuore tra le sue mani vigorose e dirgli: «Ubbidisci!». Era l’unico modo di frenare l’ansia che c’era nella sua anima per una più stretta pratica della Regola».

Nel corso della preparazione dei dialoghi del Musical si fece la scelta di puntare l’attenzione sul personaggio di Roberto.
Tuttavia, nel corso dei mesi ci rendemmo conto che tralasciare le figure di Alberico e di Stefano Harding significava non far passare il messaggio nella sua completezza; scegliemmo pertanto un artificio per fare in modo di dare il giusto rilievo ai compagni di Roberto….la scena di fratel Felice morente fu il nostro “gancio” per allacciare le storie dei monaci “ribelli”!

Di seguito la trama così come la ascolterete e la vivrete nel Musical…

Gli inizi del musical