San Roberto di MolesmeIl rapporto con Roberto è per noi carico di appelli grandemente compromettenti: la sua tenacia nel perseguire un “sogno” di Dio, la sua radicalità nello sfuggire ad ogni tentazione di mediocrità, la sua obbedienza alla Chiesa a qualunque costo, la sua ricerca di vera fraternità con i suoi compagni di viaggio, ce lo mostra, al di là di ogni proiezione “romantica”, come un uomo in lotta.

Abbiamo accolto con lucidità quella definizione di Lui che il P. Raymond dà nel suo libro: fu “l’uomo sulla breccia” di cui parla il profeta Ezechiele (22,30):

Cercai un uomo che si ergesse sulla breccia di fronte a me per difendere la città e non lo trovai

Gesù fu l’uomo sulla breccia e vi si erse con la sua croce … per Lui e con Lui lo fu San Benedetto; Roberto volle rispondere anche Lui a quel lamento del Signore che il Profeta ci fa udire.

Nel suo tempo di grandi contraddizioni storiche sia nella Chiesa che nel mondo, Roberto con la sua riforma mo­nastica, fu baluardo all’ingresso ulteriore della mondanità e delle logiche di morte e nella Chiesa, e in quegli avamposti della vita cristiana che devono essere i monasteri.

Roberto ci suggerisce che è possibile anche oggi ergersi sulla breccia per difendere la città, soprattutto dalla mondanizzazione, dalla mediocrità, dalla disumanizzazione.

Essere monaci, ed esserlo anche nel deserto delle nostre città, da “laici”, è uno slancio per tutti: per chi dedica la propria vita a Cristo e al Suo Evangelo, e per chi si sforza di portarlo nelle strade del mondo, perché si sente chiamato a cooperare all’opera di evangelizzazione che fu dei primi Cristiani: creare spazi di “alterità”, di “volo alto”, di “umanità”. Per questo noi vogliamo urlare Dio e voliamo a Lui essere “orientati, sempre, in questa Chiesa di oggi, in questa nostra terra tanto lacerata e tanto disumanizzata da logiche perverse…

Trama del romanzo