L’Esperienza rappresenta uno strumento di Primo Annunzio del Vangelo di Gesù Cristo! Ad essa è sottesa una metodologia rigorosa che consente, nel breve arco di 3 giorni, di raccontare la storia della nostra Salvezza, attingendo alla fonte inesauribile della Pasqua, attestazione di quanti hanno già incontrato il Cristo Risorto nella propria vita e ne danno testimonianza.

Abbiamo sentito e fatto nostro l’urgenza dell’appello che prorompe dall’esortazione apostolica di Papa Paolo VI:

[…] Per la Chiesa non si tratta soltanto di predicare il Vangelo in fasce geografiche sempre più vaste o a popolazioni sempre più estese, ma anche di raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e col disegno della salvezza. (Evangelii Nuntiandi II.19)


Sulla base di tale presupposto, il nostro impegno è soprattutto quello di proclamare la buona novella di Gesù Cristo mediante uno stile di vita, una testimonianza fatta di presenza, partecipazione, solidarietà, carità, ascolto della Parola, preghiera e dialogo fraterno.

I padri conciliari del Vaticano II dicevano, infatti, che è questa la via per dissodare e preparare il terreno nel quale dovrà scendere il seme della Parola di Dio (cfr Ad Gentes)….

Tutti i cristiani infatti, dovunque vivano, sono tenuti a manifestare con l’esempio della loro vita e con la testimonianza della loro parola l’uomo nuovo, di cui sono stati rivestiti nel battesimo, e la forza dello Spirito Santo, da cui sono stati rinvigoriti nella cresima (Ad Gentes 1.11)

La presenza dei cristiani nei gruppi umani deve essere animata da quella carità con la quale Dio ci ha amato […] A quanti cercano la pace, essa [la Chiesa] desidera rispondere con il dialogo fraterno, portando loro la pace e la luce che vengono dal Vangelo. (Ad Gentes 1.12)


Tuttavia ciò resta sempre insufficiente, perché anche la più bella testimonianza si rivelerà a lungo impotente se non è illuminata, giustificata ed esplicitata da un annuncio chiaro ed inequivocabile del Signore Gesù Cristo… ciò che Pietro chiamava “Dare le ragioni della propria speranza” (1 Pt 3, 15).

Pertanto, sulla base dell’importanza e della urgente necessità della predicazione del Vangelo di Salvezza abbiamo fatto nostra la parola dell’Apostolo nella Lettera ai Romani:

Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui?
E come potranno credere, senza averne sentito parlare?
E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?
E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: “Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!”
(Rm 10, 14-15)


Questa legge, posta un giorno dall’Apostolo Paolo, conserva ancora oggi tutta la sua forza!


Abbiamo visto con i nostri occhi trasmettere la fede mediante un rapporto vivo tra le persone; in fondo – ci siamo detti – è così fin dalle origini della Chiesa: Pietro non avrebbe creduto in Gesù senza l’intervento di suo fratello Andrea (Gv 1, 40-42), Natanaele senza quello di Filippo (Gv 1, 43-45)….
E così, confermati dalla Esortazione Apostolica di Papa Francesco SULL’ANNUNCIO DEL VANGELO NEL MONDO ATTUALE… 

[…] Abbiamo riscoperto che anche nella catechesi ha un ruolo fondamentale il primo annuncio o “kerygma”, che deve occupare il centro dell’attività evangelizzatrice e di ogni intento di rinnovamento ecclesiale. Il kerygma è trinitario. (Evangelii Gaudium 3.IV.164)

 

Ecco dunque cos’è l’Esperienza…trasmettere la Fede sulla base dell’esperienza personale, sulla base cioè della testimonianza di chi ha incontrato il Risorto nella propria vita!


I tre giorni dell’Esperienza non sono dunque rivolti a comunicare delle idee, dei concetti, delle opinioni ma a far rivivere una esperienza umana che chi tenta di comunicare ha già vissuto!
Vieni e vedi!” …questo è – da sempre – il motto di chi ha incontrato Cristo! (cfr Gv 1,46)


Attraverso lo strumento dell’Esperienza tantissimi giovani e meno giovani, in quasi 27 anni di attività, hanno avuto l’occasione di ricevere nell’arco di soli tre giorni l’annunzio kerygmatico dell’Evangelo, e di iniziare un cammino fatto di preghiera comunitaria, ascolto della Parola e vita fraterna, che li porta giorno dopo giorno a vivere la Chiesa, la Comunità, a fare cioè “esperienza” quotidiana di Dio e della Sua Chiesa.

Il kerygma possiede un contenuto ineludibilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri. Il contenuto del primo annuncio ha un’immediata ripercussione morale il cui centro è la carità. (Evangelii Gaudium 4.I.177)


Abbiamo cercato in questo modo di agire contro una concezione fondata sull’individualismo religioso, consapevoli che la nostra fede non può nascere e svilupparsi se non in un contesto di legame con gli altri, di accettazione di una esperienza che ci viene trasmessa e che diviene anche nostra.

Nei giovani di questa città, della città di Napoli, la voglia di sentirsi vivi resta spesso soffocata dall’angoscia del non-senso di un futuro incerto.
Noi abbiam
o cercato in tutti questi anni, di trasmettere la fede con la forza della vita, avendo toccato con mano come una fede sterile, morta, priva di espressione sia – per i giovani – solo un altro dei non-sensi a cui si è tristemente abituati.

Il Cristianesimo senza Cristo, fatto di una “Messa” alla Domenica, di qualche comunione all’anno, ma privo di vita, di espressione, di testimonianza, è quello contro cui oggi si scagliano i giovani ai quali tutto ciò non dice più nulla.

L’Esperienza che noi raccontiamo qui, in queste pagine del web, e che viviamo nella Comunità di Santa Teresa del gesù Bambino così come nella Diocesi di Teggiano-Policastro e di Roma, è essenzialmente uno strumento di annuncio kèrygmatico del Vangelo di Cristo.
Lo stile dell’annuncio ce lo ha suggerito Gesù stesso, quando proclama nella forma di kèrygma: “É giunto in mezzo a voi il Regno di Dio” (Lc 10, 9 e Lc 11, 20).
La presenza del Regno di Dio tra noi è un gioioso annuncio di vittoria, la venuta del Messia tanto attesa ci libera dalle nostre schiavitù, trasformando le nostre speranze in certezze: 
Cristo è qui, tra noi, a proclamare che il Regno della Grazia ha spodestato il peccato!

E la comprensione profonda della portata di questo annuncio non può che avvenire – così come per gli Apostoli – alla luce della Pasqua: ciò che aveva fatto Gesù, ciò che aveva detto acquista un senso nuovo, straordinario proprio all’alba della Resurrezione. E allora il nucleo fondamentale della predicazione diventa la Pasqua di Gesù: è attraverso la Pasqua che scopriamo il modo di regnare di Dio sul mondo.

L’annuncio kerygmatico che cerchiamo di dare nei 3 giorni dell’Esperienza attinge alla fonte inesauribile della Pasqua, ed è attestazione di quanti hanno incontrato il Cristo Risorto nella propria vita (Gv 20, 28; At 13, 23).

Il ministero cristiano che sta alla base di questo annuncio è che il Risorto vive tuttora, vive qui, oggi, ed è presente nella storia, nella tua vita, nella mia vita…nella nostra….nei tuoi problemi, nelle tue lacrime, nelle tue solitudini…nelle sterilità del tuo lavoro, come nella gioia, nella felicità e nelle grandi nostre conquiste!

E Lui, e solo Lui, solo Gesù può imprimere un altro senso di marcia alla storia, alla tua vita. E alla mia…

Ed a questo proposito, le parole di Giovanni Paolo II rivolte ai giovani di Tor Vergata in occasione della XV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ brillano come gemme preziose nei cuori di tanti di noi:

[…] É  Gesù che cercate quando sognate la felicità. 

É  Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae.

É Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso.

É  Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare.

É Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.

 

Bellissime parole….piene di cuore…di Speranza….di incoraggiamento….di VITA!

All’Esperienza proviamo a destare l’attenzione sull’avvenimento sconvolgente della Pasqua: la Resurrezione di Cristo ci libera dalla morte, intesa come svuotamento, come fine dell’uomo.
Non è la morte fisica a scomparire, ma la Resurrezione ci dimostra che la morte è solo un passaggio alla vita piena.

Alla luce di ciò, cerchiamo di trasmettere il senso dell’utilizzo della Parola “Pasqua”, ovvero “passaggio”: la passione e la morte che ciascuno di noi subisce nel corso della propria vita, non sono altro che il passaggio ad una vita piena nella Gloria di Dio.

Nei tre giorni dell’Esperienza, fatta luce sul mistero della Pasqua di Cristo, si comincia a capire il mistero del Battesimo, e così anche la Celebrazione Eucaristica acquista un senso nuovo: per chi scopre la ricchezza della Pasqua, ritornare al Giovedì santo nel Cenacolo, avvertire la presenza viva, reale, operante di Gesù nell’Eucaristia, percepirne il suo infinito amore per ciascuno di noi, è una esperienza straordinaria!!

L’annuncio della Pasqua ci fa rileggere e guardare con occhi nuovi al nostro dolore subito, e alla dura realtà del nostro peccato. Sì, l’incontro con il Risorto è un incontro che perdona! E allora anche il sacramento della Riconciliazione assume un significato nuovo…

La straordinaria realtà che all’Esperienza si contempla con il cuore rinnovato dall’incontro con Cristo Risorto, è forse la Chiesa.
In At 2, 14-48 appare evidente come l’annuncio kerygmatico della salvezza operata dal Padre mediante suo figlio Gesù sia ciò che da’ origine alla Chiesa, intesa come comunità di fedeli, salvati dalla Passione, Morte e Resurrezione di Cristo.