Madeleine Delbrêl

Madeleine Delbrêl è una di queste figure precorritrici, capace in tutta semplicità di gesti e parole profetiche, salda nell’umile consapevolezza di non cercare altro che la volontà di Dio nell’oggi della storia.

BIOGRAFIA: Nata in Dordogna (Francia) il 24 ottobre 1904, vive un’infanzia itinerante al seguito del padre ferroviere, un’infanzia contrassegnata da un’educazione cattolica di “routine”, ma anche dagli influssi delle frequentazioni paterne con «liberi pensatori»; tramite la bizzarra figura paterna Madeleine entra presto in contatto con gli ambienti intellettuali francesi, lasciandosi inizialmente condizionare dal nichilismo imperante. In questo clima intellettuale cresce la giovane Madeleine che, condizionata da tale pensiero e amareggiata da una delusione d’amore e da gravi problemi familiari, si colloca su posizioni di feroce ateismo. La ragazza riempie i suoi quaderni di una critica metodica della religione. Considerava la fede qualcosa per menti deboli. Si rifiutava di accettare un Dio «inammissibile in quanto indefinibile», un Dio assurdo e medievale trascinato fino al XX secolo solo perché servisse come alibi di fuga dalla realtà.

La conversione. Madeleine rivede tutte le sue convinzioni anche religiose grazie all’incontro con un gruppo di giovani cattolici: «Mi era accaduto l’incontro con parecchi cristiani né più vecchi, né più stupidi, né più idealisti di me, che vivevano la mia stessa vita, discutevano quanto me, danzavano quanto me… Parlavano di tutto, ma anche di Dio che pareva essere a loro indispensabile come l’aria». A 17 anni Madeleine avrà come una “folgorazione” che apparentemente avrebbe dovuto segnare un punto di arrivo, ma che in realtà si rivelerà come una sorta di “point of no return”, uno «zoccolo duro» a partire dal quale si dischiuderà un universo di ricerca e di lotta, di mistica e di politica, di umanità e di cristianesimo, di dialogo e di lavoro quotidiano. Inizia così un percorso inaspettato: con nuove motivazioni vitali dentro, il suo motto non è più «Dio è morto, viva la morte!», ma «Dio vive, viva la vita!». Comincia dunque a frequentare la parrocchia come una cristiana qualsiasi, e qui le viene incontro un prete straordinario: Padre Lorenzo, un prete che «insegnava a vivere il Vangelo dappertutto». Aveva corso il rischio di preferire la morte alla vita. Scegliere la vita era diventata la sua vocazione. Ora doveva trovare il modo migliore di viverla. E ben presto comprende di voler vivere la sua spiritualità nel mondo, come una cristiana laica. La prima cosa che colpisce della biografia di Madeleine Delbrêl è proprio il coraggio e la passione con cui si lancia in quello che sente essere il suo progetto esistenziale. Anche grazie alla sua guida, Madeleine abbraccia Dio impetuosamente. Rinuncia alla sua vecchia vita. Smette di frequentare i colti ambienti parigini allora tanto di moda. Si mette anche contro la sua famiglia e il suo bizzarro e amatissimo padre, per fare una scelta difficile. Nella sua sete di andare verso gli altri, nella sua ricerca di comunione, incontra, scopre l’Altro. Arriverà a dire «Dio è qualcuno…» e a mettersi a pregare prima ancora di iniziare a credere. Così, con questa sete di vicinanza nell’alterità, Madeleine arriverà nel 1933 a Ivry, negli ambienti atei e comunisti della periferia parigina. 

La missione: contemplative nel mondo. Con la crisi del 1929 Madeleine realizza le prime esperienze di aiuto ai più poveri. Sono le prime attività che la mettono a contatto diretto con la miseria e le sofferenze altrui. Diviene così ipersensibile ai mali e alle ingiustizie sociali che avevano ridotto le persone ad una vita degradante. Nei suoi scritti precedenti, ammetteva di aver guardato gli altri senza vederli veramente. Ora che contemplava l’espressione degli occhi e dei volti, la strada era diventata per lei la sua Chiesa e il suo chiostro. Il suo è uno sguardo di sincera compassione di fronte all’ingiustizia. In un contesto simile appare evidente che i modelli di santità riconosciuti (il martirio, il monachesimo, la diaconia) risultano “afoni” di fronte alla «gente della strada», la gente che conduce una vita quotidiana umile, oscura, anonima. L’uomo di oggi crede più ai testimoni che ai maestri, si fida più dell’esperienza che della dottrina, più del vissuto che delle teorie. Madeleine intuisce tutto questo e pone, in tutta semplicità, senza troppe “teorizzazioni”, un nuovo modo di annuncio del Vangelo, basato su una dimensione «domestica», testimoniale della fede: una forma di presenza cristiana fraterna, “seminale”, lontana da ogni sforzo di aggregazione come da ogni tentazione di isolamento. Né «fuga dal mondo» né costruzione di strutture che si pretendono cristiane, visibilmente imponenti nel contesto della vita sociale.

Da qui nasce il sogno di un progetto fuori dagli schemi. Si crea un gruppo di ragazze seguite spiritualmente dall’abate Lorenzo e «capitanate» dalla carismatica Delbrêl, che desiderano condurre una vita contemplativa non lontane dal mondo. Così tre giovani – senza voti religiosi, senza abito particolare e senza difese istituzionali – decidono di partire per la periferia di Parigi con l’intento di vivere insieme, lavorando in mezzo alla gente più povera, mettendo tutto in comune. Formano una comunità «casta, povera e obbediente» che ha come unica regola l’approfondimento comunitario del Vangelo. Ciò che le tre ragazze desiderano, nella loro estrema e volontaria povertà, è «vivere gomito a gomito» con la gente.

La parrocchia offre loro una casa a Ivry (cittadina vicino a Parigi), per animare un centro sociale tra i poveri e gli operai del luogo, e le tre coraggiose fissano la loro partenza per il 15 ottobre 1933. Ivry, come tutte le periferie parigine industrializzate, faceva parte di quella che veniva definita la «Cintura rossa», ed era di fatto diventata «la capitale politica del Partito Comunista Francese». Dal contatto con questa realtà Madeleine prende coscienza di problematiche e miserie sociali. Gli operai lavoravano dodici ore al giorno, privi di ogni sicurezza sociale e sanitaria, oltre che di ogni previdenza; mal pagati, ammassati in alloggi fatiscenti. È allora che Madeleine decide di impegnarsi nel lavoro sociale convinta che non si poteva essere testimoni della miseria degli altri senza fare qualcosa per aiutarli. Prima ottiene il diploma di infermiera della Croce Rossa. Poi sceglie un lavoro che la possa tenere a stretto contatto con i poveri, studiando per divenire assistente sociale.

Nel frattempo la piccola comunità di donne costituita intorno a Madeleine inizia ad ingrandirsi. Nell’aprile del 1935 affittano una casa abbastanza grande, situata all’11 di Rue Raspail. Il gruppo si sceglie il nome di «équipe», poiché questa definizione evoca l’idea di un lavoro in comune. Una settimana dopo il trasloco a Raspail, il consiglio municipale di Ivry incarica Madeleine di dirigere tutti i servizi sociali familiari. Come responsabile del servizio sociale, ne modifica immediatamente l’organizzazione troppo centralizzata; la sua idea è quella di creare dei centri autonomi nei quali poter fornire una formazione completa: alimentazione, pronto soccorso, falegnameria, idraulica e contabilità.

Anche i suoi scritti sono una testimonianza della sua vita. Tutti i volumi pubblicati sono postumi, frutto del paziente e fraterno lavoro di alcuni amici. Madeleine si era sempre limitata a stendere rapidi appunti, schemi di conferenze, riflessioni ad alta voce, note di diario, ma l’unità interiore e profonda di questi scritti così veri è impressionante, forse proprio perché non trattano di idee astratte ma di una Presenza, di una Persona che guida l’agire e il pensare, il cuore e la mano di Madeleine.

La costante ricerca di questa Presenza è stato il filo conduttore della sua esistenza, una ricerca che per sfociare in Dio ha attraversato le feconde terre della compagnia degli uomini e dell’interiorità.

«Se vuoi trovare Dio sappi che è dappertutto, ma sappi anche che non è solo… Se vai in capo al mondo, trovi le orme di Dio; se vai nel profondo di te stesso, troverai Dio in persona» – fino alla domanda che solo nell’incontro faccia a faccia troverà risposta: «Mio Dio, se tu sei dappertutto, come mai io sono così spesso altrove?». (tratto da un articolo di Enzo Bianchi – Avvenire 18/5/2007).

 

Dai suoi scritti