Erri

 

Ci si innamora così, cercando nella persona amata il punto a nessuno rilevato, che è dato in dono solo a chi scruta, ascolta con amore.

Ci si innamora da vicino, ma non troppo, ci si innamora da un angolo acuto un poco in disparte in una stanza, presso una tavolata, seduto su un gradino mentre gli altri ballano

 

 

 

 

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950.

E’ uno scrittore, traduttore e poeta italiano.

Dopo gli studi al Liceo Umberto, a 18 anni raggiunge Roma dove prende parte al Gaos (Gruppo di Agitazione Operai e Studenti), gruppo che fonderà Lotta Continua a Roma. Erri diventerà in seguito il responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua.

In seguito svolge numerosi mestieri in Italia ed all’estero, come operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore.

Durante la guerra in ex-Jugoslavia è autista di convogli umanitari destinati alle popolazioni.

Studia da autodidatta diverse lingue, tra cui lo yiddish e l’ebraico antico dal quale traduce alcuni testi della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio“, non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico.

Pubblica il primo romanzo nel 1989, a quasi quarant’anni: Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli.

 

Collabora a diversi giornali (La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Manifesto, Avvenire, Gli Altri) e oltre ad articoli d’opinione, scrive occasionalmente anche di montagna.  

  • La sua risposta via mail: “La vita che in te si disperde si ritroverà in te illesa e conterrà tutte quelle che non hanno potuto affacciarsi. Solo il tu è ascoltato. Ti auguro di sorridere presto, erri”

 

  • Mantenere. “Bello il verbo che va insieme alla promessa: mantenere. Man-tenere, che è un tenere per mano”.

 

  • Le sue storie. Io racconto solo storie che mi sono capitate o si sono svolte nei miei paraggi, e dunque non ho la fatica dello scrittore che deve inventare: semplicemente d’improvviso mi ricordo, e questo è il tratto comune di tutte le mie storie
  • L’astronomia. “L’astronomia è stata la prima scienza delle civiltà. La notte fu esplorata più del giorno perché era tanto più vasta. Il pensiero ha forzato i segreti, scippato conoscenze per allargare il campo della poca vitaSbirciare l’infinito fa aumentare lo spazio, il respiro, la testa, di chi lo sta a osservare. […] Fu la sterminata immensità della notte a spalancare i pensieri dei nostri antenati.  Accorgersi che esiste l’infinito è già un inizio d’intesa tra la minima taglia della creatura umana e l’universo”.  (Sulla traccia di Nives)

 

 


 

Considero valore.

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore. 

Molti di questi valori non ho conosciuto.

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