La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia.
Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio.
Rifiuta la tentazione del godimento.
Non tollera atteggiamenti sedentari.
Non annulla la conflittualità.
Non ha molto da spartire con la banale “vita pacifica”.


Antonio Bello, meglio conosciuto come don Tonino è stato un vescovo cattolico italiano per il quale è in corso Toninobelloil processo di beatificazione.

Figlio di un carabiniere e di una casalinga di una famiglia del basso Salento, trascorse l’infanzia ad Alessano. 

Sin dagli esordi, il ministero episcopale fu caratterizzato dalla rinuncia a quelli che considerava segni di potere (per questa ragione si faceva chiamare semplicemente don Tonino) e da una costante attenzione agli ultimi:

– promosse la costituzione di gruppi Caritas in tutte le parrocchie della diocesi,
– fondò una comunità per la cura delle tossicodipendenze,
– lasciò sempre aperti gli uffici dell’episcopio per chiunque volesse parlargli e spesso anche per i bisognosi che chiedevano di passarvi la notte.

Sua la definizione di “Chiesa del grembiule” per indicare la necessità di farsi umili e contemporaneamente agire sulle cause dell’emarginazione.

Nel 1985 venne indicato dalla presidenza della Conferenza Episcopale Italiana quale guida di Pax Christi, il movimento cattolico internazionale per la pace. In questa veste si ricordano diversi duri interventi: tra i più significativi quelli contro il potenziamento dei poli militari di Crotone e Gioia del Colle, e contro l’intervento bellico nella Guerra del Golfo, quando manifestò un’opposizione così radicale da attirarsi l’accusa di istigare alla diserzione.

Benché già operato di tumore allo stomaco, il 7 dicembre 1992 partì insieme a circa cinquecento volontari da Ancona verso la costa dalmata dalla quale iniziò una marcia a piedi che lo avrebbe condotto dentro la città di Sarajevo, da diversi mesi sotto assedio serbo a causa della guerra civile. L’arrivo nella città assediata, tenuta sotto tiro da cecchini serbi che potevano rappresentare un pericolo per i manifestanti, fu caratterizzato da maltempo e nebbia. Don Tonino parlò di“nebbia della Madonna” (celebrata, appunto, in data 8 dicembre).

La strada è lunga, ma non che esiste un solo mezzo per sapere dove può condurre: proseguire il cammino!

Tonino Bello, profeta per gli ultimi del mondo

Da una intervista ad A. Superbo, arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo.
Di Don Tonino Bello si conoscono i numerosi gesti forti, ma dove risiede il nucleo spirituale della sua eredità?
Sta nei gesti nascosti, in quelli meno conosciuti ai più, in particolare la sua vicinanza totale all’Eucaristia. Don Tonino è stato certamente un uomo di azione, ma è stato anche un contemplativo. Di tutto ciò che ha scritto ogni pagina è nata davanti a Gesù eucaristico: anche di notte aveva nella cappella privata una specie di scrittoio mobile e lì ha scritto tutto ciò che ha pronunciato o pubblicato da vescovo. Vorrei quindi ricordarlo come un uomo eucaristico, un uomo conformato all’Eucaristia, un uomo illuminato e fortificato dall’Eucaristia. Era infatti convinto che l’Eucaristia può cambiare le persone e il mondo. Questa era la vera sorgente del suo pensiero e del suo agire. Da qui nascevano le opere pastorali che si prendevano cura delle persone a tutti i livelli, anche oltre i confini della sua diocesi: seguiva da vicino, ad esempio, i sacerdoti fidei donum in terra di missione o gli emigrati di Molfetta all’estero. E anche l’impegno nella promozione della pace o a favore dei poveri erano radicati nella sua spiritualità eucaristica. Si prendeva cura di tutti perché era convinto che ognuno porta in sé il segno della gloria di Dio. Ci diceva sempre: «Non dimenticate Cristo e i poveri».Come continua oggi concretamente la sua opera?
Continua, ad esempio, anche grazie alle numerose realtà che gli vengono dedicate e che si ispirano al suo stile in Puglia e non solo, come la nuova casa per i senza dimora che sorgerà a Salerno per volontà dei Cappuccini.Pare che questa scelta preferenziale dei poveri tracci una linea di collegamento tra don Tonino e papa Francesco, che ne pensa?
È vero, c’è un’affinità di stile. Solo per citare una mia esperienza personale: quando alla Messa del Crisma Bergoglio ha esortato i preti a essere «pastori con l’odore delle pecore», mi è tornata alla mente l’esortazione che don Tonino mi fece quando venni nominato vescovo: «Don Agostino ti auguro di essere un vescovo che profuma di popolo». Una continuità che si ritrova anche nel tema della «tenerezza», che spesso appare negli scritti e nei discorsi di don Bello.Don Tonino era vicino in particolare ai giovani: che cosa possono trovare oggi le nuove generazioni in lui?
Un maestro di fede e di vita autentica, di un’esistenza vissuta in modo affascinante fino in fondo come un dono. Ai giovani diceva: non mordete la vita, assaporatela. Ha testimoniato, insomma, la vita buona del Vangelo.Quando fu l’ultima volta che vi siete visti?
Due settimane prima della morte; sul letto della malattia mi disse di sapere che stava «completando in sé quello che manca alla Passione di Cristo».

A che punto è la causa di beatificazione?
C’è stata una lunga cernita dei numerosi testimoni che si sono presentati. Alla fine sono state sentite 58 persone e proprio in questi mesi la fase diocesana si sta avviando verso la conclusione, probabilmente per l’autunno.

 

Alcuni scritti