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Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse in avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo. Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. (Lc 19, 1-6) 

Il sicomoro è l’albero su cui sale Zaccheo; è ciò che gli permette di vedere oltre il proprio punto di vista e i propri limiti, e di lasciarsi “guardare” e scegliere da Gesù.

Il Sicomoro è il giornalino del Gruppo Esperienza della Parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino. E’ presente da tanti anni sul territorio, come voce del gruppo Esperienza, e dal 2006 i fratelli segretari ne affidano la direzione di volta in volta a qualcuno.
L’impegno e la dedizione per questa avventura (e qualche volta anche lo sforzo per reperire gli articoli!) sono ogni mese ripagati dalla soddisfazione del vedere una carta stampata con vite narrate e spese, con storie condivise e pensieri resi “pubblici”!
E tutto ciò non è banale, se pensiamo che questa è l’era di Facebook, di Twitter, e della comunicazione istantanea… 

Solo da Ottobre del 2010 ne abbiamo una versione digitalizzata…ma sono ormai 25 anni che questo nostro giornalino viene stampato e distribuito tra i fratelli del Gruppo Esperienza.

Oggi la redazione del Sicomoro è composta da:

  • Paola Negro Villano, 
  • Luigi Pagliara 
  • Marco Ironico 
  • Daniela Angelone
  • Claudio Campagnuolo
  • Cristiano Faranna

 

 


Di seguito i numeri del Sicomoro:

Anno 2010

Anno 2011

Anno 2012

Anno 2013

 

 

ARRAMPICARSI SUL SICOMORO del Card. Ravasi

  Ci sono tre categorie di persone: quelle che servono Dio perché l’hanno trovato; quelle che s’impegnano a cercarlo, perché non l’hanno ancora trovato; quelle che vivono senza cercarlo né averlo trovato. Le prime sono ragionevoli e felici; le ultime sono folli e infelici; quelle di mezzo sono infelici e ragionevoli. (Blaise Pascal)

Siamo di fronte all'”enigma Dio” che sta lì, grandioso e sublime, davanti a tutti. E qui entrano in scena le tre categorie di Pascal e il suo giudizio deciso e reciso, com’è suo costume.

Vorrei sottolineare uno solo della coppia di verbi da lui introdotta, chercher-trouver.

Si tratta del “cercare”- che, alla fine, risulta il verbo determinante, perché è ovvio che il “trovare” non ha senso se non c’è il “cercare”. Ebbene, è forse questa la grande follia dominante nel nostro tempo.

Il cercare, infatti, è faticoso; esige pazienza, impegno, dedizione. Ma quando si è già distaccati e indifferenti nei confronti delle realtà secondarie e modeste, come si potrà essere votati a valicare pendici aspre per raggiungere vette elevate e nobili?

«Se c’è un inferno in terra – scriveva l’autore inglese Robert Burton – esso va cercato nel cuore dell’uomo rassegnato», quello appunto che non cerca e, quindi, non può trovare. Non ha voglia di inerpicarsi lungo le domande fondamentali e preferisce aggrapparsi agli esclamativi dei luoghi comuni, dell’ovvietà, della pubblicità.

Bisogna, invece, arrampicarsi almeno sul sicomoro come Zaccheo per riuscire a vedere Cristo che passa.


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