Lettera per Delio

Lettera per Delio

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Cari fratelli, associati e non, vi scrivo perché Delio, mio figlio, mi ha chiesto di raccontarvi la sua storia di adesso.
Lui si trova attualmente in Messico, a Città del Messico. Il Messico è uno stato laico e dove vive c’è il Santuario della Vergine di Guadalupe con una straordinaria devozione del popolo.
I problemi che sta affrontando sono si carattere fisico, perché l’acqua, ma anche il cibo, spesso, sono inquinati e lui vive di conseguenza stati di intossicazione che lo hanno messo a dura prova fisicamente e non solo.
Per tre mesi ha fatto un’esperienza missionaria nello Stato del Guerrero, situato nella parte sud occidentale del paese, dove ha vissuto insieme al popolo mizteco (discendente degli Aztechi) partecipando alla loro vita sociale, politica, religiosa.
Ha portato, come novizio missionario, il suo contributo, spezzando la Parola e celebrando l’eucarestia, come diacono, a Pasqua, evento eccezionale per loro che vivono solo la liturgia della Parola.
Accolto da questo popolo, che si occupava anche del cibo e dell’acqua (rigorosamente di fonte) Delio è stato bene ma ha dovuto affrontare da solo tutti i problemi che si presentavano a lui e al suo confratello, (erano due) perché i Comboniani a cui erano stati affidati, vicini come parrocchia non si sono preoccupati di loro.
Ma, poiché apparteniamo ad un Dio che non ci lascia mai soli, il popolo che li ha accolti, li ha curati, sfamati e soccorsi anche in momenti difficili come quando Delio è stato aggredito e morso da un cane, o quando Bayron (il confratello) ha avuto una violenta emorragia dal naso.
Quel popolo ha saputo accettare che i loro figli fossero lasciati liberi dai lavori nei campi, per poter partecipare ad un progetto teatrale, che Delio aveva preparato in collaborazione con i docenti della scuola, per raccontare creativamente e secondo la storia di quel popolo, la Parola di Dio.
Per mio figlio non c’è stata una separazione tra noviziato e missione, perché si è trovato subito in una situazione di “Missionarietà”.
Oggi lui si sente ancora chiamato a portare a termine questo noviziato, ma sa anche che i suoi problemi fisici potrebbero impedirglielo.
Delio appartiene a questa comunità, ha creduto e crede nel sogno di fraternità, ma sta sperimentando ogni giorno che questo appartenerci è in divenire per cui dobbiamo apprendere a diventare “fratelli e sorelle”. Questa è la fatica che lui sta compiendo nella sua vocazione dai Comboniani e questo è anche la nostra nel quotidiano e nella comunità.
Voi, non siete esclusi ma proprio per questo, inclusi, nella sua vocazione e nella sua storia, perciò vi chiede di pregare per lui quotidianamente, perché possa portare a termine questo noviziato.
Da parte mia spero solo di avervi raccontato bene ciò che sta vivendo.
Sempre uniti
Napoli, 17 maggio 2016
Vostra sorella in Cristo
Vittoria

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