Il Vangelo e la stanchezza

Il Vangelo e la stanchezza

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Padova, 30 marzo 2015

 

E’ appena iniziata la settimana santa.
Per me è un periodo intenso e pieno di impegni: da gennaio ho cominciato il mio servizio con gli Avvocati di Strada. Ho notato quanto bisogno c’è di assistenza legale per persone che, non solo non possono permettersi il patrocinio di un avvocato, ma che hanno difficoltà a districarsi fra problemi giuridici di varia natura. Spesso, per questi problemi, l’aiuto di un esperto di diritto è indispensabile, soprattutto per i casi riguardanti categorie sociali più deboli come i senza fissa dimora o gli immigrati. Ogni martedì, dunque, mi reco allo sportello degli Avvocati di Strada di Padova, e svolgo tale tipo di assistenza con l’aiuto di avvocati e volontari.
Attualmente l’associazione Avvocati di Strada Onlus afferma di essere lo studio legale più grande d’Italia. Questo la dice lunga su quanto ci sia bisogno, soprattutto per i più poveri, di aiuto e assistenza legale.

Un’altra novità di questi mesi è che un gruppetto di ragazzi ha cominciato a riunirsi nella nostra casa. Si tratta di giovani che hanno partecipato negli anni passati agli incontri GIM (Giovani Impegno Missionario) e che oggi vogliono fare qualcosa di nuovo: pregando insieme, condividendo le proprie esperienze di vita, facendo comunità. Al momento chiamano questo nuovo percorso Post-GIM. Ho avuto la fortuna di partecipare ai primi due incontri e ho notato, sin da subito, il clima di familiarità che si respira tra i ragazzi. Sta davvero nascendo qualcosa di bello, e, con pazienza e costanza, questo germoglio potrà crescere.

Durante il periodo di Quaresima, appena concluso, ho pensato a lungo quale sia stata la tematica su cui mi sono soffermato di più nelle mie riflessioni. Alla fine è prevalso un titolo: “Vangelo e stanchezza”.
Perché questo titolo?
Perché, in questi mesi, ho pensato che seguire Gesù per i discepoli non deve essere stato facile. I discepoli, infatti, non erano alla scuola dei rabbini. Non frequentavano la facoltà teologica.
I discepoli condividevano con Gesù le sue precarie condizioni di vita. Quanta fatica hanno fatto per cercare di capirlo. Tante volte non lo avranno compreso per la sua radicalità. Eppure Gesù ha vissuto fino in fondo con loro. Non ha smesso di amarli, nonostante le continue incomprensioni. Anzi, Gesù si è comunicato proprio a loro, discepoli affaticati e fragili.

Oggi Gesù continua a parlarci sulle strade della nostra incomprensione e della nostra stanchezza. Ascolta ancora i nostri dubbi.
Conosce fino in fondo le nostre perplessità e non le ignora, anzi ci chiede di amarlo proprio con tutto il bagaglio ingombrante della nostra persona.
Ci parla proprio nelle nostre fatiche quotidiane.
E cos’è che ci dice?
Ci dice di non mollare, di passare oltre e di non avere paura.

La prima esortazione è di non mollare: significa resistere, nella lotta spirituale, senza cedere all’avvilimento.
Il rischio più grande, infatti, è che la stanchezza dovuta alla lotta quotidiana spenga lentamente i nostri sogni. Il Signore ci chiede di custodire questi sogni e di non lasciare che siano corrosi in maniera silenziosa da tutto ciò che, ogni giorno, ci avvilisce.

La seconda esortazione è di passare oltre: è l’andare oltre la sofferenza che ci blocca.
E’ guardare la nostra vita e il mondo che ci circonda con gli occhi del Risorto. Spesso, invece, siamo malati di pessimismo. Pensiamo che, se il mondo va a rotoli, anche noi dobbiamo arrenderci.
Ma davvero basta il male per arrenderci?
Spesso, al contrario, i segnali negativi non sono un motivo per rimanere irrigiditi nel dolore, ma sono uno stimolo per attraversare i nostri tormenti e andare avanti. E poi, se tutti davvero volessero gettare la spugna e abbandonare i propri
sogni, quanti sognatori rimarrebbero? 

La terza esortazione è non avere paura. E’ il costatare che rinchiudersi in noi stessi o tra le sole persone cui si vuole bene, non è essere felici.
E’ il comprendere che ritagliarsi il proprio piccolo angolo di gratificazione non è essere felici.
La vera felicità è nel donarsi. La vera felicità spesso coincide con le scelte più radicali e difficili.

San Daniele Comboni
San Daniele Comboni

Daniele Comboni, prima di partire per il suo ultimo viaggio per l’Africa, era indeciso se andare oppure no. Sapeva che era una scelta rischiosa e che i suoi genitori avevano bisogno di lui, visto che tutti i suoi fratelli erano morti. Poi pensò: “Se parto farò martiri i miei genitori, ma se non parto sarò infelice per sempre”. E così decise di partire.

Anche a me oggi Dio parla alle mie fatiche, e mi esorta a non avere paura. Ancora non so la meta del mio noviziato. Non conosco ancora il paese dove il Signore mi invierà, ma metto tutto questo nelle sue mani. So che Dio, mentre ci invia, ci affida sempre una promessa: “Non preoccuparti, io sarò con te dovunque andrai”.

E’ questa la cosa più importante: nella stanchezza quotidiana e nelle scelte più difficili, c’è sempre l’impegno di Dio a non abbandonarci, ma anche a renderci fecondi, cioè capaci di generare vita, anche nelle situazioni di morte estreme. La nostra fecondità ci rende servi della gioia di Dio. Essa ci rende strumento di salvezza e di felicità per noi stessi e per le persone che incontriamo. E questo Gesù ce lo insegna ogni giorno.

L’augurio di questa Pasqua è, quindi, di non lasciar spegnere i nostri sogni solo per la stanchezza.

Lo Spirito del Risorto è ancora qui presente nella nostra umanità, anche se siamo affaticati, delusi, amareggiati, perplessi, avviliti, disillusi e spaventati. Lo Spirito ci attende alle soglie delle nostre debolezze. Tocca a noi riconoscerlo e farlo soffiare nelle nostre vite e nel mondo.

Delio Montieri

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