Cammino di Santiago, cammino della vita

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Da St Jean a Santiago de Compostela
Il Cammino di Santiago: da St Jean Pied de Port a Santiago de Compostela

 

Quando si pensa a Santiago, si associa subito questa cittadina della Galizia al suo cammino.


Si tratta di un pellegrinaggio che s’immerge in una storia secolare.
E’ inoltre ciò che ho vissuto all’inizio di agosto, partecipando ad un campo organizzato dai missionari comboniani, a cui hanno aderito quasi trenta giovani provenienti da Spagna, Portogallo, Inghilterra e Italia.
Insieme, abbiamo percorso l’ultima parte del pellegrinaggio, partendo da 
Sarrìa. In cinque giorni abbiamo camminato per circa cento chilometri, attraversando sentieri, ricchi di quelle sfumature che appartengono ai boschi e ai campi, ma anche strade di piccoli borghi.

Sin da subito, mi sono accorto di quanto il percorso intrapreso sia simile al cammino della vita. 

Cammino di Santiago

Infatti, già prima di partire, ci era richiesto di preparare un peso leggero sulle spalle, di massimo otto chili. Mi venne subito in mente che, così come il carico dello zaino doveva essere leggero, così tutto il superfluo che portiamo con noi durante il cammino della vita ci appesantisce l’esistenza.
Inoltre, in quel piccolo peso che portavo con me, ci doveva essere tutto l’essenziale per il pellegrinaggio. Pensai che in quell’essenziale che portavo qualcosa mancasse, ma di questo non me ne sarei preoccupato, perché sapevo che ciò che non avevo, l’avrei trovato lungo il cammino.

Finalmente si parte, alle cinque del mattino; e tra gli alberi ancora oscurati dalla notte, cominciano già le prime pendenze e, insieme ad esse, le prime fatiche. Lungo il percorso si alternano strade in salita, in discesa o in pianura. Le più faticose sono quelle in salita, le più pericolose quelle in discesa e quelle che ti forniscono maggiore ristoro sono le pianeggianti. Avrei preferito che fossero tutte orizzontali per avvertire meno la fatica. Ma il pellegrinaggio è lastricato da questi tipi di sentieri, e, così come nella vita, bisogna accettare la bellezza del percorso così come si presenta dinanzi.

Durante il cammino ci si scambia opinioni, si conversa, si condividono esperienze. E questo aiuta tanto a rendere più leggero il proprio passo, così come nella vita la compagnia degli altri ci permette di rallegrarsi e di essere felici. “Meglio soli che male accompagnati”, dice un vecchio detto; il cammino di Santiago ti aiuta a comprendere che è meglio essere accompagnati da chiunque incontri per strada piuttosto che viaggiare da soli.

Ed ecco poi arrivare le prime vesciche sui piedi e i primi forti dolori alle gambe. Se c’è una cosa che ho capito dall’esperienza delle ferite riportate durante il cammino, è che non bisogna trascurarle: se hai un dolore al piede, devi fermarti e riposare, magari chiedendo al gruppo che viaggia con te di fermarsi, pur se questo comporta ancor di più una fatica. Se si trascurano le ferite, si rischia di non proseguire più, perché non si permette ad esse di rimarginarsi. Così come nella vita, se non ti fermi e curi il tuo dolore, rischi di trascinarlo con te sempre. E talvolta è necessario chiedere a chi cammina con te di fermarsi per aiutarti. E’ necessario talvolta che chi viaggia più veloce di te, si adegui al tuo passo, se vuole camminare con te, o viceversa.

C’è stato qualcuno che, nel secondo giorno, si è dovuto fermare e non ha potuto proseguire per una distorsione. Si tratta di una ragazza, che si è allenata quotidianamente per affrontare il pellegrinaggio. Anche qui ho trovato un’altra somiglianza con la nostra esistenza: al cammino della vita non sempre siamo allenati. La vita ci sorprende inesorabilmente e dobbiamo accogliere anche tutte le cose inaspettate a cui non eravamo preparati.

La fatica si fa sentire in maniera prepotente soprattutto nell’ultimo tratto del cammino, quando la pioggia cade sempre più fitta e batte forte sul mio impermeabile. Ho sempre più la tentazione di fermarmi e di non proseguire verso la meta. Ma i miei compagni di viaggio mi hanno aiutato a non arrendermi, ognuno a suo modo, ognuno con la sua presenza. Ci siamo dati forza a vicenda. C’è chi mi ha medicato le vesciche, chi mi ha prestato il suo bastone, c’è chi mi ha detto una parola di incoraggiamento. Come suor Rosmary, che ad un certo punto ci ha detto: “Ora non è più il nostro corpo che ci sorregge, ma è lo Spirito”. E in effetti, durante il cammino della vita, nei momenti di maggiore sconforto, se sappiamo davvero affidarci, è lo Spirito che ci guida e ci aiuta ad attraversare il dolore.

Manca poco!”, è quello che ci siamo detti spesso per andare avanti.
Ma adesso non manca nulla. Siamo davvero arrivati: la Cattedrale di Santiago svetta davanti a noi. Possiamo finalmente goderci lo spettacolo del “Fumeiros”: la famosa incensiera che vola tra le volte della cattedrale come in un evento magico che si ripete da secoli.

Alla fine del cammino della vita possiamo gustarci tutto ciò che abbiamo vissuto, e ci accorgeremo che il percorso è stato bello soltanto perché è stato fatto insieme. La solidarietà mostrata lungo il cammino, infatti, è stato l’elemento più importante. E’ stato quell’essenziale che non ho portato nel mio zaino, ma che ho trovato lungo la via.
Mi ha fatto comprendere quanto oggi abbiamo bisogno, lungo le strade d’Europa, di persone che vivono di sentimenti d’amore, di amicizia, di unione. I giovani di queste strade non vogliono più combattere guerre o costruire muri come hanno fatto i loro predecessori. Oggi Santiago può essere per noi non più il “Matamoros”, l’uccisore degli invasori arabi e di tutto ciò che sembra minacciarci, ma il simbolo di una strada diversa che i giovani uomini e le giovani donne d’occidente possono cominciare a tracciare.
E’ la strada della condivisione.
Allora, avanti, in questo cammino della vita.

di Delio Montieri

 

Napoli, 21 agosto 2014

 

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