Detti dei Padri – Il senso della solitudine

Detti dei Padri – Il senso della solitudine

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«Un fratello chiese al padre Matoes: “Che devo fare? La mia lingua mi è causa di afflizione: quando giungo in mezzo agli altri, non riesco a trattenerla, ma in ogni loro azione trovo da giudicarli e accusarli. Che devo dunque fare?” L’anziano gli rispose: “Fuggi nella solitudine. È debolezza infatti. Chi vive con dei fratelli, non deve essere un cubo, ma una sfera, per poter rotolare verso tutti”. E disse: “Non per virtù vivo in solitudine, ma per debolezza; sono forti infatti quelli che vanno in mezzo agli uomini”.»

 

Il vero forte non è il solitario, ma colui che vive in mezzo agli uomini. Questo è quanto ci viene confermato da padre Matoes. Eppure, oggi, sembra vero il contrario. Viviamo facilmente nel mondo e difficilmente nella solitudine, ma non siamo tutti forti, anzi. Siamo diventati sempre più “cubi” che rotolano, con i lati un po’ smussati dai continui conflitti, ma non saremo così mai “sfere” in grado di dirigerci con verità e amore verso tutti. L’invito è quello di accettare i momenti di debolezza, recuperando il senso della vera solitudine, come allenamento all’apertura totale ed incondizionata agli altri.

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