E chiamò…

E chiamò…

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Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo. Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore. Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo. Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore. Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore». (Lev 19)

Il Libro del Levitico si pone all’incirca al centro dell’Antico Testamento , e pertanto funge in qualche modo da “perno” rispetto a tutto il resto.

Il termine “Levitico” non deriva dalla tradizione ebraica bensì dalla traduzione in greco: infatti gli ebrei intitolano i libri della Torah con le prime parole con cui ha inizio il testo, per cui il Levitico in Ebraico è traslitterato con la parola “Wayyiqrà” che significa appunto “E chiamò” (Lev 1,1).

E’ questo dunque il libro della “chiamata”, della “vocazione”: in esso risuona il richiamo assoluto, il grido che ci convoca per sollecitarci a prendere una posizione, a collocarci definitivamente! C’é una voce che chiama, affincè noi, popolo di ascoltatori, intraprendiamo l’itinerario della risposta.

 

 

 

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