ALL’USCIO DELLE NOSTRE CASE

ALL’USCIO DELLE NOSTRE CASE

postato in: Card. Ravasi, Mattutino | 0
Dio poteva obbligare gli uomini a obbedire come fanno le stelle. Egli, invece, si è fatto uomo e ha deposto la sua onnipotenza all’uscio delle case degli uomini.
L’onnipotente che regge il cosmo se ne va come un mendicante tra la folla delle anime umane, chiedendo come elemosina di spartire le ricchezze misteriose del suo essere. 
«Il Verbo divenne carne e pose la sua tenda in mezzo a noi», in quel mondo in cui sono accampati i figli e le figlie dell’uomo. Da allora Egli si è messo a pellegrinare di tenda in tenda, di casa in casa, bussando alle nostre porte per essere invitato a mensa, reggendo tra le mani il dono della sua eternità (Apocalisse 3,20).
Ma, proprio perché non ci ha creati come stelle che sanno solo dire «Eccomi!», simili a sentinelle senza libertà (Baruc 3,34-35), egli è pronto a sentirsi dire di no, anzi, ad essere persino cacciato in malo modo. Tutto questo è evocato dalla scrittrice norvegese Sigrid Undset, a 5 anni dalla sua conversione al cattolicesimo e a 2 dal Nobel per la letteratura.
Scegliamo solo il simbolo dell’uscio al quale anche oggi vengono a bussare mendicanti, stranieri, ma anche conoscenti, forse bisognosi solo di un po’ di comprensione e calore.
Purtroppo, anche con qualche ragione, siamo diventati sospettosi, abbiamo blindato le porte, reagiamo con diffidenza. E, così, spesso ignoriamo che era passato proprio Lui, celato sotto i lembi cadenti di quei miserabili. Per questo, la tradizione giudaica invitava a lasciar socchiuso l’uscio di casa durante la cena pasquale: se fosse venuto, il Messia avrebbe trovato la porta aperta e accogliente; altrimenti, un povero sarebbe entrato recando la stessa luce del Messia.

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