Incontro dei seminaristi con Papa Francesco

Incontro dei seminaristi con Papa Francesco

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La settimana scorsa (dal 4 al 7 luglio) ho avuto la possibilità di partecipare ad un incontro per seminaristi, novizi, novizie e quanti sono in cammino vocazionale, provenienti da ogni parte del mondo.

L’incontro si è tenuto in Città del Vaticano e il momento più alto è stata l’udienza con Papa Francesco. Inizialmente ero un po’ scettico, dal momento che non mi sono mai piaciuti gli eventi religiosi di massa; ho sempre pensato, infatti, che la vita di fede fosse fatta di piccoli numeri, di piccole comunità che pregano. Tuttavia, nonostante i miei dubbi e le mie perplessità, ho vissuto delle grandi emozioni.

Il primo momento forte è stato l’incontro con i ragazzi dello Scolasticato internazionale di Casavatore, in provincia di Napoli: sono giovani che hanno professato i primi voti religiosi nell’Istituto dei Missionari Comboniani e ora stanno completando gli studi proprio a Napoli. Questi ragazzi provengono da ogni parte del mondo, e da settembre sarà con loro anche un italiano, Giovanni, mio coetaneo, che ha concluso il percorso di noviziato in Portogallo. E’ con loro, dunque, che ho vissuto questi splendidi giorni a Roma, alloggiando nella casa generalizia dei comboniani, che si trova nel quartiere EUR.

Il secondo momento che ha caratterizzato quest’esperienza è stato il pellegrinaggio alla tomba di San Pietro. Siamo partiti da Castel Sant’Angelo con una nuvola che ci ha seguito fino in piazza San Pietro, e di tanto in tanto ci rinfrescava la testa con qualche goccia d’acqua. Mentre camminavo verso la piazza, osservavo i mille volti di ragazzi e ragazze che mi circondavano. Ho pensato alle loro storie, alla loro chiamata e alle loro risposte, ognuno con una strada diversa da percorrere. C’erano infatti domenicani, agostiniani, francescani, gesuiti, diocesani, vecchi e nuovi ordini, nati all’interno della nostra chiesa, ma tutti appartenenti alla chiesa cristiana e universale. Ho pensato alle sofferenze, ai dubbi, alle perplessità che ogni ragazzo e ogni ragazza ha dovuto vivere prima di dire il proprio sì definitivo, come è successo anche a me. Ma, al tempo stesso, ho pensato all’esplosione di gioia che accompagna il proferire il proprio sì, ogni giorno, a partire dal momento del primo sì. Ecco, mentre camminavo, mi trovavo a condividere con tutti quei giovani un tratto di strada comune, mentre la pioggia non smetteva di bagnarci. E poi, proprio mentre entravo con i giovani dello Scolasticato di Napoli nella Basilica di San Pietro, smetteva di piovere e un arcobaleno spuntava sulla Piazza!

Il terzo momento che mi ha emozionato particolarmente è stata l’udienza con Papa Francesco nell’aula Paolo VI. Dopo una lunga attesa sotto il sole cocente di luglio, siamo riusciti ad oltrepassare i cancelli e i metal detector, arrivando tra i primi. Ci siamo piazzati lungo il corridoio dove, probabilmente, sarebbe dovuto passare il nostro Papa Francesco. Poi il mio formatore ha chiesto ad uno delle guardie che erano presenti se il Papa sarebbe passato tra la gente. – Fa un po’ quello che gli pare il Papa! – è stata la risposta dell’agente in servizio. Ed ecco che, con un sottofondo musicale trionfalistico ed attorniato da una decina di guardie del corpo, è arrivato Francesco, che ha messo un po’ in difficoltà le guardie per salutare la gente. Il suo sorriso magnetico ci ha mostrato un Papa umile, gioioso, che ha voglia di andare dritto verso una Chiesa nuova, fatta di persone, di volti, di umanità.

Il momento più emozionante è stato il suo discorso che ha pronunciato a noi seminaristi presenti in sala. Ha esordito con il suo “Buonasera!”, per poi cominciare a parlare con parole incisive e dirette. Ha parlato della cultura del provvisorio, ossia di quanto nelle nuove generazioni ci sia difficoltà a prendere una scelta definitiva nella propria vita; di quanto si abbia difficoltà di abbandonarsi ad una vita pienamente consacrata a Dio nella nostra cultura. Ha detto che la nostra non è una scelta di vita, ma una risposta ad una chiamata; ha detto che non dobbiamo avere facce tristi, “a peperoncino”, ma essere cristiani nella gioia. Questa gioia deriva non dal possedere, ma dalla capacità di relazione con Dio, nella preghiera, e con gli altri, nella condivisione. E’ una gioia che deriva dalla capacità di generare figli nella propria maternità o paternità spirituale. A me e agli altri ragazzi dello Scolasticato è sembrato che il Papa si fosse immedesimato in un vero e proprio formatore.

Ciò che a me ha colpito particolarmente è che Papa Francesco utilizza parole semplici e dirette, che colpiscono il cuore di tutti, anche di non cristiani e non credenti. E’ un Papa che non ha paura di essere vero Pastore della Chiesa. In effetti, questo mi fa pensare a quanto siamo disabituati come credenti ad avere pastori autentici, che non hanno voglia di comandare, di dirigere, di amministrare, ma di guidare, di persuadere, di amare nella libertà.

Spero davvero che questo nuovo Papa apra una stagione nuova nella chiesa, nella quale i cristiani e i pastori non siano dei maestri, che dalle loro cattedre rischiano di non parlare a nessuno se non a sé stessi, ma dei veri testimoni, che vivono tra la gente annunciando il Vangelo. Le parole di speranza e di gioia di Papa Francesco e il suo sorriso me lo hanno testimoniato.

Continuiamo a pregare per lui e per la nostra Chiesa, affinché si ritorni all’essenzialità, alla bellezza e alla semplicità del messaggio evangelico.

Delio Montieri

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