L’ipocrisia è la lingua dei corrotti

L’ipocrisia è la lingua dei corrotti

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Un cristiano non usa un “linguaggio socialmente educato”, incline all’ipocrisia, ma si fa portavoce della verità del Vangelo con la stessa trasparenza dei bambini.

Mandarono da lui alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. 14Vennero e gli dissero: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?”. 15Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: “Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo”. 16Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: “Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?”. Gli risposero: “Di Cesare”. 17Gesù disse loro: “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio”. E rimasero ammirati di lui. (Mc 12,13-17)

La scena evangelica del tributo a Cesare e della subdola richiesta dei farisei e degli erodiani a Cristo sulla legittimità del tributo, fornisce una riflessione sul linguaggio proprio della corruzione, l’ipocrisia.

L’intenzione con cui i farisei si avvicinano Gesù, è quella di farlo “cadere nella trappola”. La loro domanda se sia lecito o no pagare le tasse a Cesare viene posta con parole morbide, con parole belle, con parole troppo zuccherat; cercano cioè di mostrarsi amici. Ma è tutto falso. Perché questi farisei non amano la verità, ma soltanto se stessi, e così cercano di ingannare, di coinvolgere l’altro nella loro menzogna, nella loro bugia. Loro hanno il cuore bugiardo, non possono dire la verità. Sono ipocriti. 

Ma Gesù ci dice: “Il vostro parlare sia ‘Sì, sì! No, no!”.

L’ipocrisia non è un linguaggio di verità, perché la verità non va mai da sola. Mai! Va sempre con l’amore! Non c’è verità senza amore. L’amore è la prima verità. Se non c’è amore, non c’è verità. Questi vogliono una verità schiava dei propri interessi. C’è un amore, possiamo dire: ma è l’amore di se stessi, l’amore a se stessi. Quell’idolatria narcisista che li porta a tradire gli altri, li porta agli abusi di fiducia.

Quello che sembra un “linguaggio persuasivo”, porta invece all’errore e alla menzogna. I farisei che oggi avvicinano Gesù e sembrano tanto amabili nel linguaggio, sono gli stessi farisei che andranno giovedì, la sera, a prenderlo nell’Orto degli Ulivi, e venerdì lo porteranno da Pilato. Invece, Gesù chiede esattamente il contrario a chi lo segue, una lingua “sì, sì, no, no”, una parola di verità e con amore: e la mitezza che Gesù vuole da noi non ha niente di questa adulazione, con questo modo zuccherato di andare avanti. Niente! La mitezza è semplice; è come quella di un bambino. E un bambino non è ipocrita, perché non è corrotto.

Spesso siamo sopraffatti da una certa debolezza interiore, stimolata dalla vanità, per cui, ci piace che dicano cose buone di noi: questo i corrotti lo sanno e con questo linguaggio cercano di indebolirci!

Pensiamo bene oggi: qual è la nostra lingua? Parliamo in verità, con amore, oppure parliamo con quel linguaggio sociale di essere educati, anche di dire cose belle, ma che non sentiamo?

Che il nostro parlare sia evangelico, fratelli! 

Chiediamo oggi al Signore che il nostro parlare sia il parlare dei semplici, il parlare dei bambino, parlare da figli di Dio, parlare in verità dall’amore. (Dalla Omelia di Papa Francesco)

Ipocrisia

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