Alcuni scritti di Don Tonino Bello

Alcuni scritti di Don Tonino Bello

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…delle nostre parole dobbiamo rendere conto agli uomini. Ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto a Dio!

 

  • I Poveri. I poveri sono il luogo teologico dove Dio si manifesta e il roveto ardente e inconsumabile da cui Egli ci parla.

 

  • La santità di una persona si commisura dallo spessore delle attese.

 

  • La presenza di Dio. Dio è presente nel cuore di tutti, se non come presenza, almeno come nostalgia.

 

  • Liberi. Sii un uomo liberato. Non solo un uomo libero, che dà il tempo libero agli altri. Sii un liberatore, che libera gli altri dalle angosce!

 

  • L’obbedienza. Un’obbedienza senza ascolto e senza dialogo non è obbedienza.

 

  • Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza

 

  • Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all’infinito.

 

  • La giovinezza. No, ragazzi, non abbiate paura di riscaldarvi adesso. Papini lo diceva : “Quando sarete vecchi vi scalderete alla cenere della brace che è divampata nella vostra giovinezza“. Allora, quando sarete vecchi, andrete a trovare qualche pezzo di carbone rovente dell’incendio che è divampato alla vostra età. Vi rimarrà solo quel carboncino e vi scalderete a quello. Non abbiate paura quindi  di innamorarvi adesso, di incantarvi adesso, di essere stupiti adesso, di entusiasmarvi adesso. Non abbiate paura di guardare troppo in alto, di sognare per paura che poi la realtà vi metta tragicamente di fronte a ciò che è.

 

  • Il potere. Il potere logora chi ce l’ha. Logora perché non è fatto per sfidare il tempo. L’arte sfida il tempo: la poesia, la musica, la cetra appunto. Ma il potere no: i regimi, i governi, la lancia insomma, sono effimeri. Si usurano presto. Non sono generi a lunga conservazione. Coprono solo un segmento di tempo: quanto basta per offrire un servizio. Ma, terminato l’offertorio, si sfibrano: e sfibrano anche i titolari che si ostinano a mantenerli in vita con l’ossigeno…

 

  • La sete. Vi sto scrivendo a un anno esatto e nel giorno in cui sulla piazza della mia parrocchia di Tricase, venni consacrato vescovo per voi: alle cinque della sera, come nelle vecchie canzoni dell’Andalusia. [..] Quanto vorrei, miei cari fratelli, avervi condotti con me attorno alla terra per farvi toccare con mano la sete del mondo. Sete di che? Di cose assolute, di verità che non crollano, di parole che restano! 

 

  • La sicurezza. Scendete dall’albero della sicurezza, dove vi siete arrampicati come Zaccheo, sulla strada della condivisione con i problemi della gente: è lì che si può vedere Gesù che passa. 

 

  • Rinnovatevi. Rinnovate coraggiosamente metodologie che vi accorgete non hanno più la tenuta di un tempo. Non dite che il Signore non ha bisogno di strutture, o di tecniche, o di espedienti umani per far giungere la sua voce: può significare tentare Dio. […] Dio non voglia che il lamento biblico “i bambini chiesero il pane e non c’era chi lo spezzasse per loro” si muti in un’accusa pesante: “i padri spezzarono il pane, ma i figli non ne vollero prendere!”. […] Si scatenino i venti salutari del vostro impegno nella storia. Perché cambi la qualità della vostra vita. Perché sappiamo simpatizzare con la cronaca in modo che diventi storia di salvezza. Perché, soprattutto i poveri siano aiutati nel faticoso processo della loro liberazione. Allenatevi al cambio. Custodite l’antico, ma non chiudetevi all’inedito. Levate il capo per intuire i tempi che arrivano. “L’estate è ormai vicina”…Buon lavoro, fratelli miei!

 

  • Esperti in umanità! Capaci di comprensione e di perdono, di accoglienza e di sorriso, di lacrime e di ebbrezze, disponibili all’ascolto e all’attesa, al credito e al compatimento, all’indulgenza e all’incoraggiamento, pronti a scommettere e a ricominciare, a parlare linguaggi della povertà e a non scandalizzarsi per le miserie altrui, a capire le lentezze e ad accelerare i segni della speranza. Esperti in umanità! Uomini fino in fondo, anzi fino in cima! Perché essere uomini fino in cima, senza fermarsi a mezzacosta, significa non solo essere santi come Lui, ma capire che il calvario è l’ultima tappa di ogni scalata, e che la croce non è la sconfitta dell’uomo, ma la vetta gloriosa di ogni carriera! 

 

  • Sentire Dio. Il Signore è difficile vederlo; ma non è impossibile sentirlo. E io vi auguro che ne sentiate la presenza, oltre che nella riscoperta di un rapporto più personale con Lui, anche nel calore di una solidarietà nuova, nel fremito di speranze audaci, nel rischio di scelte coraggiose coltivate insieme. 

 



2 risposte

  1. Antonella, sono tratti da sue Omelie o da catechesi specifiche…di libri ce ne sono pochi, per lo più raccolte esistono delle raccolte di sue lettere.

  2. Paoletta, mi dici il testo da cui hai preso questi scritti? Grazie

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