IO, IO, IO….E GLI ALTRI

IO, IO, IO….E GLI ALTRI

postato in: Card. Ravasi, Mattutino | 0

La maggior parte delle persone non è in grado di parlare di nulla se non parla di sé o comunque della cerchia di cui è il centro. (Anthony Trollope)

C’è un termine sontuoso in voga nel linguaggio colto: è “autoreferenzialità”: con esso si denuncia quel rinchiudersi a riccio degli specialisti nella torre d’avorio del loro linguaggio incomprensibile al volgo, nel mondo aristocratico delle competenze, nello splendido isolamento del proprio campo o classe. 

È un vizio che intacca la scienza, la filosofia, l’arte, la stessa teologia. C’è, però, un’altra “autoreferenzialità” che è praticata allegramente anche da chi ignora persino l’esistenza di un simile vocabolo, ed è quella bollata dalla frase che oggi proponiamo. 

Troppi, infatti, mettono al centro del loro dire, fare, calcolare solo se stessi: quell’Io coccolato, massaggiato, incensato, lasciando ai margini “gli altri” che si concepiscono solo in funzione di se stessi. 

Non è solo egoismo o egocentrismo, è alla fine anche una povertà di parole, di idee, di interessi.

Senza arrivare al nostro Carlo Emilio Gadda che nella Cognizione del dolore esclamava: «L’io, io!… Il più lurido di tutti i pronomi!», proviamo tuttavia ad abbattere il muro dell’individualismo, ad ascoltare e a guardare la varietà dell’umanità che ci circonda. Sarà una ventata d’aria, forse anche turbinosa e rumorosa, ma capace di spazzar via l’atmosfera asfittica del nostro isolamento saccente e orgoglioso o, più semplicemente, monocorde e noioso.

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