Da una intervista a Enzo Bianchi su Papa Francesco

Da una intervista a Enzo Bianchi su Papa Francesco

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«Voglio dirle la mia gioia straordinaria quando si è affacciato al balcone. Un’emozione fortissima, non le nascondo che mi sono messo a piangere».

Enzo Bianchi, priore di Bose, dopo tanti anni una commozione così forte?

«Jorge Mario Bergoglio è l’uomo che sembra, umile, e come si è presentato al mondo è stato bellissimo. Il nome che ha assunto dice che bisogna tornare al Vangelo, come chiese Francesco. Sono felice della scelta dei cardinali: hanno mostrato che la Chiesa tutta vuole un ritorno allo spirito del Vangelo».

Lei ha conosciuto Bergoglio?

«Ho avuto la fortuna di scoprire un uomo semplice ed evangelico. Lo si vede nel modo di vestirsi. Cercherà di essere un fratello degli uomini, lavorerà tra gli uomini e porterà fraternità all’interno della Chiesa. Le sue parole, dal balcone, erano pesate: il vescovo di Roma, la benedizione del popolo».

Il Papa di Buenos Aires era un amico del cardinale Martini.

«Era un gesuita come lui e come il preposto generale Nicolás e come Arrupe. Il loro mondo teologico spirituale era ed è quello della compagnia di Gesù: volevano un ritorno al Vangelo, una riforma della Chiesa. Nessun altro ordine può vantare uomini così collocati nel mondo e capaci di uno sguardo universale. Dobbiamo ringraziare i cardinali che hanno scelto Bergoglio, difficilmente diventa Papa un cardinale che è stato in lista nel Conclave precedente».

Gli ultimi anni della chiesa sono stati difficili.

«Una grande fatica, la Chiesa aveva il fiato corto. Benedetto XVI ha fatto tutto quello che poteva, ma non ha trovato la sintonia che desiderava. Ne abbiamo sofferto in molti».

Da una intervista a ENZO BIANCHI, di CORRADO ZUNINO

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